Una mattina soleggiata, Noki si svegliò con un’incredibile voglia di esplorare. Aveva sentito parlare di un’isola misteriosa al largo della costa, dove si diceva che le parole inglesi danzassero nell’aria e si potessero imparare semplicemente ascoltandole. La chiamavano l’Isola delle Parole. Senza pensarci due volte, decise di partire per questa nuova avventura.
Raggiunse il porto e vide una piccola barca che ondeggiava dolcemente sull’acqua. Il vecchio marinaio, che la governava, gli sorrise.
“Vuoi andare all’Isola delle Parole, piccolo amico?” chiese con un tono gentile.
“Sì!” rispose Noki, entusiasta. “Voglio imparare più parole inglesi!”
“Allora salta su! Sarà un viaggio interessante.”
Il viaggio in barca fu tranquillo e rilassante. Dopo poco tempo, apparve all’orizzonte l’isola, circondata da una foschia luminosa. Sbarcarono su una spiaggia dorata, e Noki scese con un salto, pieno di curiosità.
Appena mise piede sull’isola, Noki iniziò a sentire voci leggere che sembravano provenire dal vento. Erano parole inglesi, pronunciate dolcemente come se l’isola stessa stesse parlando. Con gli occhi spalancati, Noki seguì il suono fino a una piccola radura. Lì trovò un gruppo di bambini che giocavano con parole volanti.
“Ciao!” disse uno dei bambini, avvicinandosi a Noki. “Vuoi imparare l’inglese con noi?”
“Sì! Ma come funziona qui?” chiese Noki, curioso.
“È semplice,” rispose una bambina bionda. “Ogni cosa sull’isola ha il suo nome, basta toccarla e ripetere la parola. Guarda, ti faccio vedere!”
La bambina prese una palla che stava fluttuando nell’aria. “Ball,” disse, tenendola alta. Poi toccò il sole che brillava nel cielo. “Sun!”
Noki la guardò con ammirazione e provò anche lui. Si avvicinò a un albero e lo toccò delicatamente. Subito, una voce lieve pronunciò: “Tree.”
“Tree…” ripeté Noki, con un sorriso. “Albero!”
Poi vide un uccellino che volava sopra la sua testa. Alzò una mano per toccarlo. “Bird,” disse la voce dell’isola.
“Bird…” Noki sorrise ancora. “Uccello!”
Il gruppo di bambini lo circondò, ridendo e giocando. “Andiamo, ti facciamo vedere altri posti!” disse uno di loro, prendendolo per mano. Camminarono insieme attraverso prati verdi e colline, toccando fiori, animali e oggetti, ognuno con il suo nome in inglese.
“Flower,” dissero toccando un fiore.
“Sky,” pronunciarono guardando in alto.
“Water,” aggiunsero mentre immergevano le mani in un piccolo ruscello.
Noki imparava velocemente e ogni parola sembrava avere una piccola magia dentro di sé. Ma quando cercò di dire più parole insieme, iniziò a confondersi. Provò a dire “flower” e “bird” insieme, ma disse “flird.” I bambini risero dolcemente.
“Non preoccuparti, Noki! A volte ci si confonde, ma l’importante è continuare a provare,” lo rassicurò un bambino con un sorriso.
Si misero tutti a sedere sotto un grande albero. “Vogliamo insegnarti alcune parole che sono importanti ogni giorno,” disse un altro bambino.
“Tavolo si dice ‘table,’” disse, battendo una mano sul piccolo tavolo di legno che avevano con sé.
“Sedia si dice ‘chair,’” aggiunse, sedendosi con un piccolo salto.
Noki ripeté attentamente: “Table… chair.”
“Bravo!” esclamarono i bambini, incoraggiandolo. “E ora, mangiamo qualcosa. Imparerai altre parole importanti!”
Misero su un piccolo picnic e Noki iniziò a toccare il cibo, imparando nuovi vocaboli.
“Pane si dice ‘bread,’” spiegò la bambina bionda, passando un panino a Noki.
“Latte si dice ‘milk,’” disse un altro bambino, versando un po’ di latte in un bicchiere.
Noki ripeté con attenzione: “Bread… milk.”
Dopo il picnic, si sentirono pronti a insegnare a Noki i numeri. Iniziarono a contare i frutti che avevano portato.
“Uno, ‘one.’ Due, ‘two.’ Tre, ‘three,’” contarono insieme.
Ma quando arrivarono a cinque, Noki si confuse di nuovo. Disse “fibe” invece di “five,” e tutti scoppiarono a ridere affettuosamente.
“Va bene, Noki! L’importante è provare!” lo incoraggiarono.
Così, mentre il sole tramontava, Noki si sentì felice. Aveva imparato tante nuove parole in inglese, anche se non era perfetto, sapeva che, con il tempo, sarebbe migliorato. Prima di lasciare l’isola, i bambini gli dissero una frase speciale: “Never give up, Noki!”
Noki sorrise. “Never give up… non arrendersi mai.” E sapeva che, con amici così, sarebbe stato facile continuare a imparare, una parola alla volta.